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ClassicAperta: sabato 22 maggio a Casa Berra

Scienza e arti si incontrano Sulle corde di Rameau

Luca Ciammarughi ci parla dello spettacolo di musica e danza che riaprirà la stagione di ClassicAperta

Sono contento che ClassicAperta riprenda i suoi concerti con te dopo il periodo che stiamo lasciandoci all spalle: anche durante la chiusura non siamo stati mai fermi ma tornare a trovarci per condividere musica ci mancava molto; chi segue la nostra Associazione sa che sei sempre stato presente, e sarà un piacere ulteriore riprendere le attività aperte al pubblico proprio con te.
Questa volta ci porti un progetto che non è solo musica ma anche danza. Ci vuoi parlare di “Sulle corde di Rameau”? Com’è nato e cosa si possono aspettare chi ti vedrà?

“Sulle corde di Rameau” è nato da una mia personale esigenza di lavorare sulla sinestesia, ovvero l’unione fra le arti. Naturalmente ciò non costituisce una novità nel panorama attuale: anzi, la sinestesia è diventata quasi una moda. Noto però che spesso quest’idea viene applicata in maniera superficiale, per il puro gusto di creare un “evento”. Ci siamo sforzati invece di concepire uno spettacolo che nascesse da un dialogo di mesi fra il pianista (io) e il coreografo-danzatore (Pablo Rizzo), a cui si è unita poi la danzatrice Alessandra Cozzi. Al centro vi è la figura di Rameau come artista-scienziato, che parte da esperimenti di acustica del suono sul monocordo (strumento utilizzato anche da Pitagora) per ricercare i fondamenti scientifici della musica, e solo successivamente liberare tutto il suo immaginario visionario.

Luca Ciammarughi per ClassicAperta

Tale doppia identità di Rameau si avvicina anche all’attuale dibattito sul valore della scienza in rapporto al senso comune: non possiamo fare a meno né dell’una né dell’altro, così come non possiamo fare a meno né dell’artista-pensatore né dell’artista istintivo. Rameau incarnava entrambe le figure: era un personaggio paradossale, e perciò estremamente affascinante. Il pubblico non deve aspettarsi però la danza barocca: volutamente, ho preferito lavorare con danzatori contemporanei, per mettere in luce quanto la “gestualità musicale” e l’immaginario di Rameau siano in grado di uscire dalla propria epoca e arrivare fino a noi.

Com’è stato progettare uno spettacolo così, in questo periodo di distanziamento?

Ammetto che è stato difficilissimo. Poiché io e Pablo abitiamo in città diverse, siamo riusciti a vederci poche volte, a causa delle restrizioni negli spostamenti. Fortunatamente la moderna tecnologia aiuta a lavorare anche a distanza. Ma il lavoro dal vivo è insostituibile. A causa della sua complessità semantica, questo lavoro è un “work in progress”. In questo primo esperimento, abbiamo un canovaccio molto chiaro di base, ma con molti elementi coreutici lasciati all’improvvisazione del momento.

Alessandra Cozzi e Pablo Rizzo

Ci vuoi dire qualcosa anche sui ballerini che coinvolti in questo progetto?

Pablo Rizzo e Alessandra Cozzi hanno sviluppato una sorta di simbiosi artistica, legata anche alla loro somiglianza fisica. Sono giovani e parlano linguaggi corporei che rappresentano le nuove generazioni: ciò mi interessa molto. Ho voluto in questo caso danzatori che non provenissero dalla danza classica perché, dopo la pandemia, sentivo il bisogno di un lavoro “di rottura”, che non si basasse su un concetto classico di bellezza né tantomeno su meri virtuosismi. Mi interessa piuttosto ciò che il loro corpo riesce a trasmettere a partire dalla loro immaginazione mentale e dal loro affacciarsi in questa nostra epoca così inaspettatamente tormentata ma in cui forse si fa largo anche un’idea di cambiamento. “Massima speranza nella massima disperazione” – diceva Kafka. Ma ancor di più forse un’idea di “velvet revolution” molto ironica e disincantata.

Nonostante la giovane età, comunque, si tratta di danzatori che hanno già ottenuto riconoscimenti importanti, e che sono capaci di mettere in gioco una creatività che rifiuta la mera riproduzione di modelli preesistenti.

Rameau è un artista che è stato dimenticato dal grande pubblico e che in Italia tu hai contribuito a far riscoprire: c’è qualcosa che ti lega particolarmente a questo compositore?

Mi sono innamorato a prima vista (anzi, a primo ascolto) della musica di Rameau intorno al 2004, partendo proprio dalle Nouvelles Suites de Pièces de Clavecin. Poi ho ampliato lo sguardo verso i lavori operistici, che ho ascoltato in giro per l’Europa ogni volta che mi è stato possibile. Come ho già accennato, amo in Rameau l’apparente paradosso di un grande teorico (una sorta di scienziato-filosofo della musica) capace però di lasciarsi completamente andare a livello emotivo una volta individuate le basi “scientifiche” della musica. Metto fra virgolette l’aggettivo “scientifiche” perché in realtà non tutti gli aspetti delle teorie armoniche ramiste sono perfettamente dimostrabili. Ma quel sistema gli servì per spiccare il volo. La musica di Rameau, accusata talvolta di essere “baccano” lussurioso, di eccessiva audacia nei timbri e nelle modulazioni armoniche, è quella di un visionario capace di travalicare i cliché della sua epoca e di proiettarsi nel futuro. Fu accusato dai lullisti e da Rousseau di eccessiva complessità, in rapporto al melodismo più facile degli italiani: ma oggi, reduci da ciò che è avvenuto nei secoli successivi, e in particolare nel Novecento, siamo forse più in grado di comprenderla di quanto non avvenisse nella sua contemporaneità. Per certi versi lo paragono a Fauré o a Ravel: una volta che sei entrato nel suo mondo, sviluppi quasi una dipendenza! Auspico che i Teatri italiani programmino opere di Rameau, che per il momento è il grande genio assente dai cartelloni.

ClassicaAperta torna a Bookcity con Luca Ciammarughi
Pablo Ezequiel Rizzo si forma in Toscana come attore fisico e successivamente scopre la passione per la danza contemporanea e la coreografia. Alessandra Cozzi inizia il suo percorso artistico a Milano, dove studia scultura, teatro, hip hop e danza contemporanea. I due si incontrano al corso di Teatrodanza presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi nel 2019, successivamente, lavorano con coreografi come Ina Christel Johannessen (Zero Visibility Korp), Michele Di Stefano (MK), Elie Tass, Alessio Maria Romano, Antonella Bertoni e Marco Valerio Amico. Attualmente continuano la loro ricerca attraverso la fusione dei linguaggi artistici, collaborando con registi, musicisti e scultori, e facendo uso delle nuove tecnologie.
Grazie per questa splendida presentazione. Ci vediamo sabato in Casa Berra!
Casa Berra, Via Berra 10, Milano. Ingresso gratuito – posti limitati, prenotazione obbligatoria su Eventbrite
Attenzione: per accedere allo spettacola sarà necessario attenersi al Regolamento spettacoli anti Covid
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Luca Ciammarughi per ClassicAperta
Luca Ciammarughi in un concerto di ClassicAperta del 2018 al Ristorante Solidale Ruben in occasione di Bookcity.

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