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Sabato 25 novembre si è tenuto un nuovo concerto di Ochestra in Opera per il Sociale.

Orchestra in Opera, un ensemble che fa la differenza


L’evento, come i precedenti due concerti di quest’anno, è stato finalizzato ad una raccolta fondi a favore della Casa di riposo per Musicisti Giuseppe Verdi di Milano. I concerti sono un momento di condivisione con il pubblico, ma sono solo una piccola parte dell’apertura verso l’esterno del progetto svolto all’interno del carcere.
Ne abbiamo parlato con l’avvocato Matilde Sansalone, nostra volontaria, consigliere e direttore artistico dell’Associazione, che segue il progetto Orchestra in Opera.

Il 25 novembre è stata un’occasione imperdibile! Orchestra in Opera è tornata a esibirsi con un concerto che rappresenta una tappa importante per l’ensemble.
Il potere della musica favorisce l’inclusione sociale e coinvolge le persone in ambienti inconsueti, spingendole anche a lavorare insieme in situazioni difficili. Matilde, cosa puoi dirci di più sull’importanza del progetto?

Matilde: il progetto ha dato vita a un circolo virtuoso: non solo i detenuti dimostrano la disponibilità a prendere parte a questa attività ma diventano promotori anche di nuovi stimoli; nel momento in cui hanno un progetto creativo che li impegna e che gli dà soddisfazione si innescano dei processi di fiducia, anche nel prossimo e nel futuro, in un percorso di risocializzazione.

Quest’attività dimostra in concreto una serie di comportamenti che vanno dalla capacità di prendersi un impegno a quella di socializzare in gruppo, dalla disponibilità a segure le regole alla voglia di fare qualcosa e incide positivamente sulla loro propositività.

La nostra socia Matilde Sansalone.

Tutto questo viene rilevato dal sistema di educatori del carcere e viene tenuto conto nella valutazione generale, con la possibilità di accedere a vari benefici che possono arrivare a portarli fuori dal carcere.

La formazione dell’ensemble ha avuto un’evoluzione con nuovi elementi che sono subentrati, portando il proprio contributo, ad altri che non ci sono più, perché sono stati trasferiti o proprio perché hanno ricevuto questi benefici: questo contribuisce a rendere ogni concerto un evento unico e irripetibile, nel senso più letterale del termine, a cui gli ascoltatori partecipano in maniera sempre più attiva e convinta.

Orchestra in Opera - concerto di sabato 25 novembre 2023
L’Ensemble durante il concerto dello scorso 25 novembre.

Matilde: una cosa bella è che si crea un gruppo coeso, anche al di là delle differenze etniche; inevitabilmente, come spesso accade in questi gruppi, per ragioni positive, le persone lasciano il gruppo: oltre al dispiacere per la distanza c’è l’orgoglio e la soddisfazione per il fine raggiunto, che è quello di portare avanti un percorso di maturazione che si evidenzia nella crescita; questa viene rilevata anche nel curriculum personale e consente di avere dei benefici che li possono portare fuori dal carcere.

Il sistema carcerario italiano si basa sul principio di risocializzazione: la costituzione dice che la pena non è punitiva e il carcere deve mirare al recupero e alla risocializzazione del condannato. Il sistema è sviluppato in maniera tale che si possa ridefinire la pena con modalità anche extra-murarie per persone che dimostrano di avere superato certi comportamenti e certe logiche.

Matilde Sansalone con la Presidente della nostra Associazione, Margherita del Favero.
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La capacità di maturazione viene accresciuta in maniera esponenziale dall’esperienza all’interno dell’orchestra per le caratteristiche proprie che ha la musica: la parte creativa, la parte di attività di gruppo finalizzata ad un fine comune, con il superamento delle logiche egoistiche che sono sempre alla base di un comportamento deviante criminale.

Per i detenuti partecipare all’ensemble non è come per chiunque altro essere parte di una formazione musicale: ci mettono tutto loro stessi. Sono in un contesto in cui non hanno un confronto con l’esterno quindi per loro è un momento di libertà, in cui si sentono loro stessi e non solo dei carcerati, per cui portano una carica emotiva enorme. Ognuno di loro porta il proprio vissuto, il proprio paese d’origine, la propria famiglia. Tutta la carica emotiva che ogni artista mette nell’atto creativo dell’arte per loro è amplificata perché non hanno altri canali in cui veicolarla … per cui, ad esempio, l’affetto per la famiglia che non riescono ad avere vicino, o la nostalgia per il paese d’origine, lo mettono tutto nelle loro note.

Questa esperienza è stata significativa e coinvolgente per il pubblico che ha partecipato e contribuito al successo dell’iniziativa sociale. Ringraziamo quelli che sono intervenuti e invitiamo tutti a partecipare ai prossimi eventi: con il vostro aiuto, possiamo continuare a fare la differenza.

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